Solidarietà alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori degli alberghi e del turismo
La situazione delle lavoratrici e dei lavoratori degli alberghi e, più in generale, della forza lavoro impiegata nei servizi connessi al settore del turismo e della ristorazione, è ormai insostenibile. A esternalizzazioni con precarietà, flessibilità, salari da fame e cottimo già prima dell’emergenza sanitaria, ora si aggiunge l’effetto devastante di tre mesi senza stipendio, con una cassa integrazione Covid-19 che alla stragrande maggioranza dei lavoratori non è ancora arrivata e che cesserà allo scadere delle 14 settimane previste dall’ultimo decreto legge. Considerando che oltre il 70% degli alberghi di Milano ha valutato antieconomica la riapertura, che il “turismo meneghino” è prevalentemente legato al turismo business dipendente da eventi business (fiere e congressi) che non ripartiranno prima di settembre, sempre che non risalga il contagio, si prospetta l’incubo del licenziamento di massa.
Un settore turistico, necessariamente labour intensive, in cui la deriva dello sfruttamento dei lavoratori è iniziata proprio dalle grandi catene alberghiere milanesi che hanno fatto da apripista nella sperimentazione del lavoro in appalto; grandi gruppi come Atahotel (di proprietà della “discussa” famiglia Ligresti), Jolly Hotel, Hilton, Four Season, fin dalla seconda metà degli anni ’90 hanno iniziato ad esternalizzare i settori a maggiore intensità di lavoro umano come i reparti piani, la manutenzione, la ristorazione, la sicurezza. Questo meccanismo, sostenuto dalle “riforme del lavoro” sulla flessibilità portate avanti parimenti dai governi di centro-sinistra e centro-destra che si sono alternati negli ultimi vent’anni, ha consentito, oltre alla distruzione della coesione tra i lavoratori e la distruzione dei loro diritti, l’abbattimento del costo del lavoro nell’intero comparto; ciò ha reso il nostro paese maggiormente attrattivo per i capitali esteri del settore, organizzati in grandi oligopoli, che si stanno impossessando delle tradizionali catene alberghiere italiane e, soprattutto, stanno tentando di affermare progetti monopolistici trasformando un settore caratterizzato prevalentemente dalla piccola e media impresa familiare in un settore speculativo.
Nel solo settore alberghiero di Milano e provincia sono circa 20.000 le lavoratrici e i lavoratori a rischio. Ma la macelleria sociale potrebbe essere destinata a comprendere un numero ben maggiore di lavoratori impiegati in tutti i settori connessi al turismo. In questa situazione, i lavoratori organizzati in alcune sigle del sindacalismo di base stanno tentando di organizzarsi e di reagire. Oltre ai presidi organizzati per ottenere il pagamento delle quote della cassa integrazione a salario pieno, un elemento da guardare positivamente è la costituzione di un “Coordinamento lavoratrici e lavoratori degli alberghi di Milano”; un coordinamento che si propone di mettere in moto un movimento unitario organizzato e che si fondi su comitati di base e su comitati di lotta in ogni posto di lavoro e sul loro coordinamento stabile. A chi obietta che non ci sono le risorse per pagare salari e stipendi, i lavoratori rispondono che i soldi per banche e aziende ci sono sempre, come i 6,3 miliardi dati a FCA di recente.
Ai lavoratori va la nostra solidarietà e il nostro sostegno attivo, coscienti che la loro lotta economica è prioritaria per la loro vita e delle loro famiglie; nello stesso tempo però non possiamo non dire chiaramente a tutti i lavoratori che nel capitalismo non potranno che essere sempre più sfruttati, soggetti a licenziamenti, disoccupazione, povertà. Non si tratta più di processi temporanei e locali, il sistema capitalista non è più capace di produrre un illusorio benessere diffuso e le sue continue crisi, inevitabilmente pagate solo dai lavoratori, lo dimostrano. Oggi è necessario lottare per unirsi, per diventare protagonisti, per trasformare radicalmente questa società e creare un sistema economico i cui benefici vadano ai lavoratori e rispondano agli interessi della maggioranza della popolazione e non nelle tasche di pochi sfruttatori.
Coordinamento Comunista Lombardia (CCL)
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Coordinamento comunista toscano (CCT)
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Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d'Italia
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